LA TECNICA E L'INNOVAZIONE

Scoprire il sapere del territorio

La qualità del fare di SEGNO ARTIGIANO è innanzitutto competenza, abilità, padronanza della tecnica e del processo di lavorazione. Ma gli artigiani che appartengono all’eccellenza di SEGNO ARTIGIANO, sono anche disponibili al nuovo, hanno voglia di sperimentare e accettano la sfida quotidiana per migliorare i prodotti e la propria azienda. Tra questi due elementi - tradizione e innovazione - si muove, ogni giorno, ogni singolo artigiano.

Attraverso brevi video, o documentari per immagini e parole, si illustrano brevemente le tecniche che si sono sviluppate nel tempo, e i principali percorsi di innovazione che sono stati compiuti dagli artigiani della Valle Camonica.

Queste tecniche ed innovazioni vengono poi abbinate, per esemplificare e senza pretesa di esaurire il catalogo del saper fare di ciascuno, a quegli artigiani che le applicano con maggiore dedizione.

 

L' intreccio del vimini

L’arte dell’intreccio è quasi certamente la prima tecnica artigianale ideata dall’uomo, e anche quella più diffusa geograficamente, in tutte le latitudini e fra tutti i popoli. Il suo fascino, unico da millenni, sta nel costruire, quasi creare, con del materiale povero, spesso di scarto come le ramaglie della potatura, oggetti che racchiudono oltre all’utilità, anche l’estro dell’artigiano.
Essa rappresenta l’ultima frontiera dell’artigianato allo stato puro, perché rende ogni oggetto un pezzo unico e irripetibile. A differenza di molte altre attività artigianali che nel tempo sono andate meccanizzandosi, al momento non esistono infatti macchine in grado di produrre da sole cestini.
Ma se la tecnica è rimasta immutata e viene tramandata in Valle Camonica attraverso i saperi degli artigiani più esperti, gli oggetti realizzati hanno subìto un’enorme evoluzione, reinterpretando gli stili di vita e i gusti moderni.
Così la gerla viene riproposta come portaombrelli e come contenitore per la legna; i cestini come portapane o portariviste; i vagli non servono più per la cernita del grano, ma sono arricchiti da composizioni floreali per addobbare una parete di casa.
A rendere preziosi questi oggetti non sono dunque i materiali, ma il lavoro che ci sta dietro, dalla raccolta in primavera dei ramoscelli, dalla pulitura alla cernita della lunghezza, dalla sbucciatura del vimine “bianco” alla loro essiccatura. A questo bisogna poi aggiungere il tempo dedicato a ideare e intrecciare, spesso ricavato nelle lunghe notti d’inverno nei villaggi di montagna, e trascorso in cantine riscaldate, dove nonni, padri e figli si ritrovano in un connubio generazionale, che consente di intrecciare tradizione, contemporaneità e modernità, perpetuando, appunto, l’essenza dell’artigianato.

Il maglio ad acqua

“Noi non siamo artisti che fanno opere d'arte, ma siamo dei bravi forgiatori”. L'arte della ferrarezza è una tradizione secolare del borgo di Bienno - che contava storicamente più di 50 fucine -  e di tutta la Valle Camonica: i magli senza tempo non si fermano mai, e le botteghe e le forge più innovative continuano anche oggi a sfornare strumenti e manufatti che hanno il fascino del pezzo unico. Vera anima storica di questa lavorazione è il maglio ad acqua, nato quasi un millennio fa e perfezionato attraverso i secoli, superiore ai moderni magli pneumatici. Caratterizzato da un colpo morbido attutito dal legno che permette al forgiatore di lavorare a lungo, il maglio si alimenta della forza dell'acqua che viene raccolta dal mulino esterno e permette una lavorazione precisa del ferro rovente, oltre che un'accelerazione della produzione.

Il taglio laser dei metalli

Anche in un mestiere tradizionale come quello del fabbro entrano nuove tecnologie che aiutano e migliorano la qualità e la velocità di numerose lavorazioni: la più importante è il taglio laser. “Laser” è l'acronimo inglese di “Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation”, ovvero Amplificazione di Luce tramite Emissione Stimolata di Radiazione. Questa sigla indica un dispositivo in grado di emettere un fascio di luce coerente e monocromatica, e (con alcune eccezioni) concentrata in un raggio rettilineo estremamente collimato. Inoltre la luminosità (brillanza) delle sorgenti laser è elevatissima a paragone di quella delle sorgenti luminose tradizionali.
Il taglio a laser dà sempre nuove possibilità di applicazione nel campo della lavorazione della lamiera ed è sinonimo di eccellente qualità.
L'alta flessibilità produttiva e la possibilità di lavorare una grande varietà di materiali ed eseguire le forme più diverse, sono la ragione principale per cui tale tecnica è riconosciuta a livello mondiale come una irrinunciabile tecnologia di base: alta precisione di misura e distorsione termica minima del pezzo di lamiera sono due dei vantaggi che riguardano alcuni artigiani del ferro che anche in Valle Camonica sono diventati fabbri 2.0.

L' intaglio ligneo

La tradizione camuna della lavorazione del legno ha dato vita, nel corso di secoli di storia, ad un importante patrimonio culturale e artistico, uno dei più notevoli d’Italia. Diverse sono le famiglie che per generazioni hanno legato i propri nomi alla tradizione dell’intaglio e della scultura del legno: la famiglia Ramus di Edolo con prestigiosi allievi quali Zotti, Piccini e Andrea Fantoni. E ancora Beniamino Simoni autore, nella seconda metà del ‘700, delle stazioni della Via Crucis di Cerveno.
Partendo dai centri più noti quali Edolo, Pontedilegno, Monno, Vione arrivando ai paesini più sperduti, addentrandosi nelle vie, varcando la soglia di case private o di chiese, anche all’apparenza povere e semplici, si stagliano ai nostri occhi statue dorate con ricchi decori, altari sontuosi, decorazioni e pannelli che rappresentano la storia sacra o la vita rurale quotidiana.
Ma la tecnica dell’intaglio era praticata comunque anche tra i pastori e i contadini che, nei lunghi inverni o nelle giornate solitarie trascorse nei prati, lavoravano ciocchi di legno come passatempo, come passione e come necessità.
Il legno, i profumi e le venature del legno generano ancora oggi nei maestri e negli artigiani, un’espressività antica e moderna al tempo stesso, tale da creare rappresentazioni e oggetti unici.

L' intreccio della corda di Montisola

La produzione di corda nautica a Montisola, nel mezzo del lago d’Iseo, ha origine durante i tempi della Repubblica di Venezia quando la località bresciana fu trasformata in prigione. Qui i galeotti iniziarono ad intrecciare i fili per realizzare corde e cime per le navi venete. Quando Napoleone liberò i territori del Lago d’Iseo, la tradizione fu portata avanti dalle donne del luogo che fecero di Montisola la patria della corda nautica, per la pesca, ma utilizzata anche per produrre amache e reti per lo sport.
La rilevanti diffusione dei retifici comportò la necessità per molti di loro di abbandonare l’isola e trasferirsi sulla costa del Lago di Iseo, dando vita a un distretto di livello nazionale, che è rimasto competitivo per molti decenni.
Oggi alcune aziende si sono rafforzate sul mercato, ma altre cedono il passo. Alcune aziende, coraggiosamente, hanno recuperato i vecchi macchinari e hanno ripreso una lavorazione ormai dimenticata inventandosi applicazioni contemporanee che spaziano dal mondo del fashion a quello del design. Quando la creatività e l’innovazione si innestano su una robusta tradizione, la rafforzano e le permettono di rivivere una nuova e ancor più promettente stagione.

La composizione e decorazione oggettistica

Numerosi appassionati e piccoli artigiani-artisti locali hanno coltivato nel tempo varie tecniche che riguardano in particolare la cura degli aspetti estetici e la decorazione degli oggetti. In molti casi si tratta di azioni di finitura di manufatti artigianali, verniciatura, decoupage e decorazione con materiali più disparati per curare il lato estetico e più artistico dei manufatti.
Oggi ci sono in Valle Camonica numerosi hobbisti e cooperative sociali che trovano in queste attività un vero e proprio stile di vita e uno stimolo nel migliorarsi. Così lo stile di vita artigiano diventa un modello sociale che coltiva il senso estetico e conferisce un ruolo a persone che vogliono essere parte attiva nella società contemporanea.
Queste azioni di piccolo artigianato artistico spesso riescono a raccontare e ad esprimere il territorio comunicando i suoi valori e le sue tradizioni attraverso tecniche e pratiche ormai personalizzate.

La forgiatura

La Valle Camonica con la vicina Val Trompia, fin dal XVI sec., è stato il centro più importante per la lavorazione del ferro nei terrori alpini lombardi, grazie all’esistenza di acqua, e quindi di energia, e di miniere di ferrite. Oggi il centro medievale di Bienno, detto anche “Antico Borgo dei Magli”, rappresenta una preziosa testimonianza dell’antica lavorazione del ferro. Bienno è ricco di edifici che ospitavano fiorenti fucine ed è caratterizzato dal percorso del Vaso Re, il canale artificiale che un tempo forniva l’acqua a tutte le fucine del paese.
La fucina è un locale alto ed annerito dal fumo, con pavimentazione in terra battuta, posto in una grande costruzione quadrangolare al cui esterno si trova una grossa ruota messa in movimento dall’acqua del fiume. La ruota è collegata attraverso un albero al grande maglio interno: l’imponente maglio non è altro che un grosso martello composto da testa e manico, del peso di circa due tonnellate, che, una volta azionato, batte su un’incudine nel terreno, sopra materiale isolante (segatura e stracci).
Accanto al maglio si trova il forno per riscaldare il ferro, con un soffio costante di aria per ravvivare il fuoco. Oggi, a testimoniare queste attività, produttive dei manufatti tipici della cultura contadina (pale, secchi, badili…) restano quattro fucine ancora attive ed una fucina-museo.
Tuttavia le abilità tecniche ed artigiane cresciute nei secoli, confluiscono oggi nell’industria delle forge del distretto di Cividate Camuno, Breno e della Valgrigna: si tratta di realtà industriali fortemente internazionalizzate, e tecnologicamente molto avanzate, che lavorano grandi masse di acciaio trasformandole in manufatti per l’industria energetica e meccanica di tutto il mondo. Queste fabbriche “del gigantesco” si nutrono inoltre di officine di trasformazione e finitura che rappresentano un indotto importante per sostenere una professionalità meccanica di alto livello, ampiamente diffusa sul territorio camuno e che ne rappresenta un’eccellenza.

La lavorazione e scalpellatura della pietra

Gli scalpellini erano presenti in tutta la Valle Camonica, ma in modo particolare nei paesi di Braone, Ceto e Niardo, dove fino agli anni ’60 se ne contavano ben 150. Il granito era stato da sempre utilizzato soprattutto come materiale da costruzione: gli antichi borghi camuni posti ai piedi dell’Adamello sono stati, infatti, edificati con pietre derivanti dalla sua lavorazione. Veniva utilizzato anche per altre funzioni: tra queste le grandi opere di ingegneria idraulica dei primi del ’900, alcuni elementi di arredo urbano e stradale, come i paracarri (ora quasi interamente sostituiti dai “guard rail”), i cippi chilometrici, ancora presenti lungo le nostre strade statali, i cordoli stradali, che delimitavano le aiuole e i marciapiedi in tante città lombarde.
Gli anni ’60 hanno segnato il declino degli scalpellini camuni; infatti da allora ad oggi abbiamo assistito ad un drastico ridimensionamento del loro numero: dei 150 presenti nei tre paesi prima citati, oggi in attività si contano solo tre giovani che hanno intrapreso il lavoro dei loro padri. Durante gli anni ’60-’70 anche la Valle Camonica è stata coinvolta nel processo di industrializzazione e risale a questo periodo l’insediamento delle prime aziende manifatturiere del tessile, del legno e siderurgiche. La maggior parte degli scalpellini camuni, spinti dalla crisi del settore e attratti dal “miraggio” di un lavoro sicuro e meno faticoso, hanno preferito trasferirsi in massa nelle fabbriche.
Oggi, anche in Valle Camonica il settore artigianale della lavorazione della pietra sta vivendo una “seconda giovinezza”; la pietra ritorna ad essere un materiale privilegiato, sia per le costruzioni edilizie sia per l’arredo urbano: alle tecniche di lavorazione manuale si affiancano tecniche computerizzate e digitale che segnano anche in questo settore percorsi di grande innovazione.

La soffiatura del vetro

La soffiatura del vetro è un processo nel quale degli oggetti vengono formati forzando aria in una “goccia” di vetro fuso . Questa tecnica fu inventata dai Fenici nel I° secolo a.C. Prima di allora gli oggetti di vetro venivano prodotti ricoprendo un nucleo della forma desiderata con uno strato o dei filamenti di vetro fuso, ai quali si dava successivamente la forma del nucleo durante una serie di ulteriori riscaldamenti.
Utilizzando un tubo di ferro detto “ canna”, l'artigiano preleva dal forno a crogiolo , detto “padella”, la quantità di vetro fuso sufficiente per la realizzazione dell'oggetto. Essendo il materiale simile ad una pasta , la porzione prelevata prende la forma di una grossa goccia chiamata “ bolo “ o “pera”  che è troppo fluido e tenderebbe a cadere, per cui viene raffreddato facendolo roteare su una piastra metallica con la canna in posizione orizzontale. Poi l'artigiano pone la canna in posizione verticale e comincia a soffiare aria dentro il bolo, che gradualmente si gonfia. Per ottenere la forma desiderata è necessario procedere in più tempi, riscaldando solo la parte dell'oggetto che deve essere allargata. Alla sfera vengono date forme diverse dal soffiatore utilizzando dei semplici attrezzi e contemporaneamente ruotando velocemente il tubo sul banco.
In Valle Camonica è un mestiere che è stato importato, e che solo in pochissimi sanno fare e proprio per questo va riscoperto e valorizzato come un’innovazione per le produzioni del territorio.

La tessitura tradizionale

La filatura e la tessitura hanno sempre rappresentato compiti essenziali, per lo più riservati alle donne, nella tradizione rurale e contadina, anche in Valle Camonica.
In questo territorio è sempre stata protagonista: ne sono testimonianza le incisioni rupestri che raffigurano l’uso del telaio a pesi in epoca preistorica.
In tutte le case della Valle Camonica si tessevano la lana, il lino, la canapa, come è ampiamente documentato negli archivi e nella memoria orale di intere comunità locali. Trama e ordito componevano oggetti di uso quotidiano, che costituivano l’abbigliamento del montanaro, e nel contempo l’addobbo della casa e il corredo del matrimonio. Molto spesso la lavorazione dei tessuti si accompagnava con la loro tintura e colorazione.
A partire dalla fine dell’800 si diffuse anche in Valle Camonica l’industria tessile, che sostenne per più di un secolo una ampia occupazione femminile.
Ma con l’inizio degli anni ’80 del secolo scorso cominciarono i primi segnali di una crisi industriale irreversibile, che portò quasi a grandi riduzioni di prodotto e quindi di occupazione.
Oggi si assiste alla riscoperta del valore artigianale della tessitura, con la sperimentazione di percorsi di valorizzazione e rilancio delle pratiche tradizionali: un esempio è la riscoperta del “pezzotto” di Monno,  realizzati su vecchi telai a mano con l'utilizzo di materiale di recupero.
Vari progetti sono in corso per valorizzare, attraverso l’arte contemporanea e il design, questo grande patrimonio di tecniche e di lavorazioni, che sembrano arrivare intatti direttamente dalla lontana Preistoria.

La tipografia tradizionale

La Valle Camonica ha cresciuto, sin dai primi del ‘900, un’importante tradizione di stamperia e tipografia artigiana. Nonostante la vulgata che assegna ai montanari la più profonda ignoranza, legata a presumibili condizioni di vita ataviche, la Valle Camonica ha sin dall’epoca medioevale sviluppato importanti processi culturali ed educativi, con la presenza di università (tra cui quella documentata a Vione), studi notarili, scuole professionali, che necessitavano di una qualche produzione libraria. Si trattava ovviamente di azioni fortemente elitarie e riservate a piccole porzioni nobiliari della popolazione: non mancano tuttavia documenti circa l’investimento delle comunità rurali (le vicinìe) nell’educazione dei fanciulli, nell’edificazione di piccole scuole o nella committenza artistica e culturale.
Ma è in particolare con lo sviluppo del cattolicesimo sociale, nell’epoca delle prima industrializzazione, che prende vita la necessità di sostenere e diffondere più massicciamente l’educazione del popolo. Questo impulso fu sostenuto in particolare, in Valle Camonica, dal cividatese Giuseppe Tovini, che fondò l’editrice bresciana “La scuola”: da questo esempio nacque anche la Tipografia Camuna.
Da allora le tipografie si sono moltiplicate e diffuse sul territorio, della Valle Camonica, crescendo più di una generazione di artigiani raffinati nella composizione dei caratteri mobili. Oggi un Museo celebra questa epopea artigiana: fondato da Simone Quetti, il Museo della Stampa di Artogne è non solo un centro di raccolta di macchinari e di documentazione sulla tipografia in Valle Camonica, ma anche un laboratorio artigiano che affianca sul territorio le più moderne ed innovative tipografie, che utilizzano le tecnologie digitali e che vivono dentro il futuro della stampa.

La tornitura del legno

La tornitura è una delle tecniche più antiche e tradizionali per la produzione di manufatti ottenuta per asportazione di truciolo. La tornitura viene definita da un moto rotatorio del pezzo e un moto per lo più rettilineo dell'utensile. Il tagliente dell'utensile penetra nel materiale del pezzo e ne stacca la parte in eccesso formando così un truciolo.
La macchina utensile usata per la tornitura è il tornio. La tornitura viene utilizzata ampiamente nella lavorazione di metalli, ma anche per legno e pietra.
Per quanto riguarda il legno, oggi esistono ancora pochi artigiani che si destreggiano professionalmente con questa delicata tecnica manuale e tradizionale: ci vuole molta esperienza nel conoscere il limite del materiale e non tutti i tipi di legno si comportano nello stesso modo. Tradizionalmente la tornitura del legno serviva per produrre complementi di arredo quali candelabri, ciotole, bicchieri e parti di mobili quali preziose gambe di tavoli e alzate per credenze o comò. Una tradizione artigiana un tempo molto diffusa in Valle Camonica, oggi molto meno, ma che rivive ancora in alcune piccole falegnamerie distribuite sul territorio, per la produzione di oggetti, piccoli arredi, manufatti su ordinazione.

Le lavorazioni computerizzate del legno

Oggi la falegnameria moderna, intesa come lavorazione del legno per la produzione di manufatti, utilizza centri di lavoro e macchine a controllo numerico (CNC: computer numerical control), dove il computer e la progettazione digitale governano moderne attrezzature meccaniche che permettono lavorazioni veloci e precise.
Le nuove tecnologie informatiche sostengono numerose fasi di lavorazione: la progettazione, ovvero disegnare attraverso software che permettono la modellazione 3D; in un secondo tempo il modello tridimensionale può essere trasmesso a macchine a centri di lavoro computerizzati (CNC) che potranno effettuare alcune lavorazioni.
Queste nuove tecnologie entrano nella bottega dell'artigiano tradizionale della Valle Camonica che può realizzare manufatti più complessi e precisi, introducendo valori estetici legati alla cultura del territorio anche in oggetti più complessi e contemporanei.

Le lavorazioni del cuoio

Il pellame è stato uno dei primi materiali che l’uomo ha imparato a lavorare e ad utilizzare, come recipiente, come indumento ma anche come semplice elemento decorativo. Le caratteristiche di questo materiale naturale lo rendono malleabile e adatto ad ogni tipo di uso. Un’accurata scelta del pellame, opportunamente trattato con i migliori processi di concia, ed il successivo processo di lavorazione del prodotto (taglio, cucitura, lucidatura…), sono fattori determinanti per ottenere oggetti raffinati e di qualità. Sono questi gli elementi che hanno distinto fino ad oggi, il lavoro di questo artigiano; colui che trasforma il pensiero in materia, sviluppa l’idea e con passione ed amore, attraverso il lavoro manuale, plasma il cuoio grezzo in un manufatto inimitabile. Da questo sapere nascono borse e contenitori, cartelle e buste, cinture e fibbie, oggetti studiati per ogni desiderio.
In Valle Camonica, questa tradizione riprende oggi a vivere nel lavoro di alcuni giovani artigiani, che creano accessori per persone esigenti e moderne, che aggiungono un tocco di eleganza nel rispetto della tradizione locale.

Le lavorazioni dell'oro

Lavorare l'oro significa creare un pezzo unico che sia personalizzato sul cliente. L'armonia delle creazioni è da sempre la caratteristica principale in questa lavorazione artigianale: punto di partenza è quindi un'idea artistica specifica, con un disegno a matita che diventa una complessa progettazione dell'oggetto finale. Dopo il disegno si passa all'ideazione di un modello, realizzato attraverso la cera. Dal modello si passa poi alla produzione finale del pezzo, con fusione a cera persa. Le ulteriori lavorazioni finali e di precisione, come l'incastonatura e le incisioni a mano, sono lasciate ad artigiani specifici che le effettuano con strumenti di precisione, che conferiscono ulteriore valore al pezzo unico dell'orafo.
Si tratta tuttavia di produzioni e tecniche abbastanza recenti nel panorama artigianale della Valle Camonica.
Ha invece una significativa importanza storica il trattamento dell’oro per la doratura delle statue, effettuato in Valle già dal Medioevo e poi nelle botteghe rinascimentali e barocche dei Ramus di Edolo, fino ai nostri giorni
“Il rivestimento in lamine metalliche richiede la preliminare stesura di una terra (terra d’Armenia) chiamata bolo: rossa per la doratura, bianca per l’argentatura. In tal modo eventuali fratture o lacune del sottilissimo e delicato rivestimento saranno dissimulate dalla colorazione non dissonante del fondo (…). Si prepara intanto la foglia d’oro. La lamina (…) va maneggiata con cura; distesa e sollevata con un soffio attentamente calibrato, è trasferita con una lama sul cuscino da doratura, pronta per essere ritagliata nella giusta dimensione. Un pennello, elettrificato tra i capelli dell’artigiano, la cattura consentendo di avvicinarla al bolo precedentemente inumidito con un pennello morbido. Il bolo attira e trattiene la sottilissima lamina, che rimane ad esso incollata. L’oro viene infine lucidato utilizzando una punta d’agata: stupisce che un materiale così sottile e delicato possa essere trattato con tanta veemenza. Il risultato è una superficie spendente e brillante”.
Tratto da Sculture d’artificio, Virtus Zallot, ed. Compagnia della Stampa/Distretto Culturale di Valle Camonica, 2013.

Le lavorazioni di carpenteria

Il nucleo più consistente della siderurgia alpina lombarda si trovava storicamente nell'alto Bresciano (Valle Camonica, val Trompia e val Sabbia) ed era costituito da attività produttive presenti già in età  medievale e molto fiorenti in età moderna grazie alla concomitante disponibilità delle risorse allora essenziali allo sviluppo dell'industria del ferro: il combustibile, costituito da carbone di legna, la forza motrice, fornita dai corsi d'acqua alpini, e infine il minerale estratto dai locali giacimenti di ferro.
Questa tradizione, che vede il ferro lavorato per scopi edilizi e di costruzione, è nota in Valle da millenni, ha portato nel dopoguerra la diffusione di nuove professioni legati alla cultura locale della forgiatura e della lavorazione al maglio.
Oggi le principali lavorazioni di carpenteria metallica si dividono in pesanti: strutture portanti, limitata a parti di edifici, travature per solai, coperture, ossature, rampe e ripiani scale, pensiline, balconi e simili; in opere imbullonate o saldate; oppure leggere: cancelli, porte, recinzioni, ringhiere, arredi e inferriate.
Oggi nel territorio di Valle Camonica esistono tante piccole aziende che danno continuità a questa grande tradizione e danno vita a un’economia diffusa, che si innerva di nuove tecnologie, nuove apparecchiature e non disdegna l’alleanza con la progettazione architettonica e il design.

Le lavorazioni tradizionali del legno

In un laboratorio di falegnameria è d'obbligo la presenza almeno di un banco da falegname in legno, munito delle apposite morse e diversi attrezzi manuali (martelli, seghe, tenaglie, pialletti, sponderuole, serie di scalpelli e di cacciaviti ecc...); questi strumenti però stanno perdendo la loro funzione primaria facendo posto a nuove attrezzature più consone al tipo di lavoro che oggi svolge un falegname.
Nel laboratorio moderno di falegnameria, infatti, la fanno da padrone le macchine utensili indispensabili in ogni lavorazione. Le macchine più usate sono: la troncatrice, la sega a nastro, la sega circolare, la pialla (a filo e a spessore), la toupie (fresatrice), nonché piccoli attrezzi per la levigatura, la rifinitura e l'assemblaggio (orbitali, trapani, avvitatori, morsetti di varia lunghezza, inchiodatrici ecc...). Nei laboratori più piccoli, o a livello hobbistico, sega circolare, pialle e toupie possono essere sostituite con una particolare macchina utensile detta “combinata” perché da sola, permette di eseguire le tre lavorazioni: taglio, piallatura e fresatura.
Oggi in Valle Camonica sono presenti numerose falegnamerie e laboratori specializzati nell’offrire servizi di realizzazione su misura di arredi, complementi, scale ma anche serramenti e porte: nonostante la crisi economica, si tratta di un settore economico importante, e di una tradizione che rivive grazie alle competenze rinnovate di tanti artigiani.

Lo stampaggio del cemento

Anche in Valle Camonica esistono aziende che hanno puntato sull’innovazione in settori tradizionali e ampiamente confermati su un determinato territorio. L’edilizia è stata un settore economicamente preponderante per la Valle Camonica, a partire dal secondo Dopoguerra, ed in particolare negli anni ’70 del secolo scorso con la crescita urbana, industriale in particolar modo sul fondovalle.
Ma terminata la fase espansiva, si sono aperti numerosi focolai di crisi e con essi la necessità di ripensare un modello di sviluppo e si insediamento antropico, e di aggiornare i modelli produttivi legati all’uso del cemento.
Da qui la scelta lungimirante di utilizzare il cemento per la creazione di oggetti, mediante lo stampaggio.
La tecnica consiste nel creare stampi di gomma in cui fondere il cemento, che viene in seguito lavorato e lucidato e trattato per essere commercializzato nei mercati del design, dell’illuminaizone, dell’arredo e persino del fashion. Anche in Valle Camonica ci sono aziende che si distinguono in questo tipo di produzioni per lo stampaggio di cementi innovativi che hanno qualità strutturali/funzionali ed estetiche: la materia diventa protagonista alla percezione dello spettatore. Così, ogni progetto è sempre una sfida che vede la sperimentazione come pratica quotidiana e che sviluppa esperienza e know-how che viene riconosciuto nel mondo del progetto nazionale e internazionale.